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XXVI BITM - Rocco Rosano presenta l'evoluzione turistica di Castelsaraceno

Categoria: Turismo in Italia

Anno: 2025

XXVI BITM - Rocco Rosano presenta l'evoluzione turistica di Castelsaraceno

Relatore: Rocco Rosano | Sindaco di Castelsaraceno

Tag associati: Sviluppo economicoResidentiInfrastruttureIdentità


Voglio presentare l’esperienza politica, amministrativa e di sviluppo turistico del comune che mi onoro di rappresentare, Castelsaraceno, in questi dieci anni di mia amministrazione. La mia relazione lavora su due concetti chiave: governance condivisa, poi capirete il perché, e strategie per lo sviluppo del turismo montano. 
Castelsaraceno, in Basilicata, è un piccolo paese di poco più di mille abitanti, con una vocazione poco turistica, sottosviluppata sotto tanti punti di vista. È uno dei quasi 5mila comuni in Italia sotto i 5.000 abitanti di cui tanto si è sentito parlare negli ultimi mesi per quanto riguarda le aree interne. In Italia due terzi del territorio è montano, due terzi della popolazione vive in aree interne, un quarto della popolazione vive nei piccoli comuni. Si parla quindi di quasi 13 milioni di abitanti. In questo contesto Castelsaraceno si inserisce in una condizione di sfida, che è quella di superare la rassegnazione e la sfiducia che, in questi territori, molte volte pervade la comunità locale. 
La sfida politica è stata quella di realizzare una visione strategica, contrastare lo spopolamento e l’abbandono dei territori, attraverso il turismo. Di contro c’erano elementi come l’inverno demografico, i giovani che vanno via, il prodotto interno lordo che non esiste, un modello di sviluppo territoriale che non è stato diretto e condiviso, soprattutto dalla parte pubblica e politica. 

Abbiamo puntato a rigenerare la comunità locale attraverso la salvaguardia della propria identità, senza snaturare i territori, le culture, le tradizioni, le vocazioni, e attraverso un approccio partecipativo con la comunità locale; il tutto seguendo un meccanismo di sostenibilità, nel rispetto dell’Agenda 2030 dell’ONU. 
La mia esperienza personale dimostra quanto sia possibile cambiare direzione. Ho lasciato il mio paese da giovane, ho studiato fuori, e nella mia attività di ricerca ho lavorato anche qui, con l’Università di Trento. Poi sono stato all’estero, e poco prima dei 30 anni ho deciso di rientrare in Italia, nel mio comune, per riconsegnare in chiave di impegno sociale quello che mi era stato dato. 
Una scelta difficile, una scelta di coraggio, una missione che poi ho messo in politica, perché la politica è lo strumento per cambiare il verso delle cose. Non è un fine, è un mezzo, per dirigere delle scelte, soprattutto pubbliche, verso il bene comune, per l’interesse collettivo. La visione strategica che ci ha guidato in questi anni è stata considerare il nostro come un territorio ad alto potenziale inespresso. Abbiamo quindi iniziato a guardare al territorio con nuovi occhi, per capirne e comprenderne le vocazioni, per uscire dalla logica della rassegnazione e innescare nella comunità locale quello che è l’elemento che tante volte non fa andare avanti i territori e gli sviluppi, che è la fiducia. La fiducia nella capacità di realizzare un futuro, anche in un comune in condizioni difficili. 

Il turismo per noi non è stato un fine, è stato una leva che ha consentito di generare un innesco di sviluppo. Come elemento centrale delle scelte non c’è stato il turista, ma il residente, perché se non si crea dall’inizio l’equilibrio tra la comunità residente e il flusso turistico si finisce per andare fin dal primo giorno in overtourism, seppur in una scala ridotta. Non c’è stata una decisione calata dall’alto sul territorio, c’è stato un meccanismo di ascolto, con il coinvolgimento della comunità locale, per capire quali erano i bisogni e decidere insieme in che direzione procedere.
Abbiamo definito questo meccanismo di destination management come community destination management, magari potrebbe essere anche una forzatura. Per cambiare le cose, il nostro piccolo borgo con una visione audace aveva bisogno di coraggio. La paura è un sentimento bloccante. Per aggirare questo primo ostacolo abbiamo realizzato degli investimenti pubblici applicando un approccio keynesiano. In un’area a fallimento di mercato, dove un privato non esiste, il pubblico deve investire in maniera massiccia tutte le risorse possedute, per recuperare le condizioni infrastrutturali, strategiche e organizzative che permettono l’innesco.
Il punto di svolta è stata la realizzazione del ponte tra i due parchi. Un’opera unica nel suo genere, che è stata inaugurata nel 2021, e che all’epoca era il ponte tibetano più lungo del mondo. Abbiamo fatto questo investimento per avere delle entrate tali da renderci indipendenti dalla politica e dal pubblico, per generare quindi con la vendita dei biglietti dei ricavi che ci permettessero di fare degli investimenti successivi. Ma il ponte è stato anche un punto di svolta simbolico: parliamo di un elemento che unisce il passato al futuro, l’uomo alla montagna circostante, che unisce le generazioni. E rappresenta un’alleanza, in una regione come la mia dove il concetto di cooperazione è inesistente.

Negli ultimi anni non abbiamo investito solo nella costruzione del ponte: abbiamo realizzato anche un museo dedicato alla pastorizia, nonché il primo infoshop di destinazione in Italia, un ufficio di accoglienza turistica avanzato dove noi commercializziamo il brand Castelsaraceno. Al centro ci sono stati soprattutto i giovani, e in particolar modo i giovani di rientro, per fare in modo che le nostre risorse umane ritornassero nel luogo di origine e contribuissero a questo progetto di sviluppo turistico condiviso.
In quattro anni abbiamo registrato 60mila ingressi certificati sul ponte tra i due parchi, 20mila ingressi in un museo minore come il museo della pastorizia, 180mila presenze sul territorio. Il privato ha risposto con la nascita di 18 nuove strutture ricettive, 11 nuove attività imprenditoriali nel settore di servizi, ristorazione, bar e servizi outdoor. Abbiamo inoltre ottenuto il riconoscimento del Touring Club Italiano come Borgo Bandiera Arancione nel 2023; qualche giorno fa la CIA nazionale ci ha premiato con la Bandiera Verde Agricoltura 2025. Per raggiungere questi risultati abbiamo partecipato a borse e a fiere di settore, ci siamo posizionati sul mercato attraverso la logica business to business, e abbiamo coinvolto 50 giovani, per arrivare alle 16 assunzioni che attualmente oggi abbiamo nella DMO, per la gestione del sistema turistico. È una relazione di fiducia reciproca. 

L’intervento pubblico è stato mirato appunto a realizzare le infrastrutture, a creare le condizioni dello sviluppo. Abbiamo scelto di defiscalizzare le attività locali per zero tasse per 10 anni, e abbiamo introdotto degli sportelli per la sburocratizzazione totale. Di conseguenza in un giorno apriamo le attività, e mettiamo dei consulenti a disposizione di chi vuol fare qualcosa per avere subito le autorizzazioni, cancellando così anche i cedimenti “psicologici” tra volontà e azione. 
C’è poi il capitolo comunicazione. Per noi la comunicazione non è solo marketing territoriale, ma anche un modo per creare fiducia. È lo strumento che ci permette di raccontare (anche alla comunità residente) l’azione politica che abbiamo messo in campo, per creare coinvolgimento e partecipazione. Anche grazie a questo c’è un grande entusiasmo, c’è una grande passione, c’è una grande attenzione, anche da parte dei comuni limitrofi, nonché da parte della regione. 
Tutto questo è stato possibile perché siamo partiti dai residenti: se i cittadini non sono coinvolti in questo processo, se non hanno una qualità della vita alta, nessun meccanismo di sviluppo è possibile. Partendo da questa base abbiamo sviluppato delle offerte di turismo esperienziale con il ponte, e di turismo culturale con il museo; a questo abbiamo aggiunto tutte le attività outdoor sul territorio, il prodotto identitario che abbiamo valorizzato, l’enogastronomia, le tradizioni, il folklore. 

Siamo così riusciti a realizzare in modo sostenibile quella che noi chiamiamo comunità osmotica. Ci sono stati anche casi di turisti che, dopo aver vissuto per alcuni giorni il nostro borgo, hanno deciso di lasciare la propria città e trasferirsi qui: io la chiamo emigrazione al contrario, dove giovani anche da grandi città in Italia si sono trasferiti a Castelsaraceno, vivono lì, lavorano lì, magari in smart working. Hanno creato delle imprese in un piccolo comune del Meridione. 
Ma qual è la prospettiva? È la rigenerazione culturale e sociale, e per questo il sistema deve essere governato e curato nella sua evoluzione. A questo scopo l’approccio di Castelsaraceno è quello di evolversi con il mercato e con i flussi, con i cambiamenti sociali in corso qui e nel mondo. Tutto questo sapendo che lo sviluppo deve essere sostenibile a livello ambientale, finanziario, economico, ma soprattutto umano, in modo tale che la condizione che si va a creare diventi una condizione di benessere psicofisico.

Abbiamo lavorato e stiamo lavorando per innescare lo sviluppo di un sistema di ospitalità diffusa, rigenerando il patrimonio pubblico e privato, spingendo la popolazione a diventare host di Castelsaraceno. Ogni anno, grazie alla partecipazione della popolazione, il nostro catalogo di offerta evolve, con nuove esperienze e nuovi attrattori. In questa prospettiva lavoriamo non solo con l’organizzazione territoriale e con il marketing, ma anche con la formazione, e con il sostegno all’autoimprenditorialità, per continuare nel lavoro di sviluppo della cultura d’impresa
Sul lato eventi e manifestazioni a grande richiamo turistico ci stiamo specializzando sul benessere della persona: stiamo attivando delle esperienze di forest bathing, di mindfulness, di yoga, che sono molto richieste sul mercato. Non ultimo, stiamo lavorando anche sulla mobilità sostenibile, con il borgo pedonale, le bici a pedalata assistita e la mobilità elettrica. 
Concludo con questa frase che mi piace sempre ricordare: se uno sogna da solo è solo un sogno, se molti sognano insieme è l’inizio di una nuova realtà, e noi a Castelsaraceno stiamo provando a realizzarla.

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