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XXVI BITM - L'intervento di Aldo Bonomi: Turismo e comunità locale

Categoria: Sfide del turismo montano

Anno: 2025

XXVI BITM - L'intervento di Aldo Bonomi: Turismo e comunità locale


Ci tengo particolarmente a iniziare un intervento con un ricordo di un amico, Loris Lombardini. Lo dico al presidente di Confesercenti, che ha parlato poco fa: con Loris all’inizio ragionavamo su un cambiamento della rappresentanza, che non era solo degli interessi, ma del territorio. Mi pare che questa giornata di lavoro riguardi fondamentalmente questo. 
Faccio una premessa di metodo. Ho seguito i lavori, e sono totalmente d’accordo con il fatto che bisogna iniziare a rovesciare il cannocchiale, tra domanda e offerta. Affrontare la questione del turismo e del territorio, significa infatti guardare ai grandi flussi che impattano nei luoghi e li cambiano antropologicamente, socialmente e culturalmente ed economicamente, e mettere in mezzo il territorio, tra i flussi e i luoghi. Cosa intendo con il termine flussi? La finanza è un flusso. Le grandi imprese sono un flusso che impattano sul territorio. E anche le Internet Company sono dei flussi. Oggi come oggi ragionare di turismo, di digitalizzazione e di IA è inevitabile. Se qualcuno vuole banalizzare, e lo banalizzo, pensate a cosa significa il flusso di 20 milioni di pernottamenti nella dimensione Trentino, a fronte di mezzo milione di persone residenti. Come si può avere questo rapporto, dal punto di vista della comunità e delle famiglie? 

L’agricoltura, le migrazioni, la logistica, sono tutti flussi. Una volta facendo il Tonale per arrivare a Trento ho impiegato quattro ore. Perché c’era la prima nevicata, ha intasato tutto. Oltre a un luogo turistico, il Trentino è un luogo d’attraversamento, verso il Brennero. La logistica non si limita a portare merci e persone, modifica il territorio. Questi sono i flussi sui quali avrei discusso con Loris a inizio secolo. Oggi ne aggiungo altri. Il Covid è stato un flusso, che ha mutato nell’antropologia dei soggetti, anche nei comportamenti turistici. Ce ne siamo già dimenticati. La pandemia è stata un flusso, e lo sono anche le guerre; ne abbiamo una a nord, una a sud. La crisi climatica è un flusso, potente. L’antropocene è un flusso potentissimo. E lo è anche l’inverno demografico, che significa anche bloccare quel meccanismo che va dalla famiglia alla continuità dell’impresa. 

Per arrivare al territorio, dobbiamo spezzare in due questa parola. Terra e territorio non sono la stessa cosa. La terra rimanda al suolo che calpestiamo, il territorio è una costruzione sociale. Va costruito. E ovviamente il territorio rimanda a una parola delicatissima: comunità, che va usata con le pinze. La uso dal punto di vista della filosofia dell’oggi: Jean-Luc Nancy parlava della comunità inoperosa. La comunità è cambiata, è sottoposta a stress. Il mondo è cambiato totalmente, ma non è la fine di tutto: è la fine di un mondo. La comunità non è rinserramento rancoroso, il turismo ne risulterebbe finito, per sua vocazione è comunità aperta. Quindi evitiamo la comunità del rancore, anche perché si può avere tanta nostalgia, ma la comunità di un tempo non torna più, è qualcosa in itinere. Per fortuna c’è tanta comunità di cura, soprattutto in questi territori, anche del territorio, della terra, dell’ambiente. Ogni albergatore è in realtà un militante potenziale di Legambiente!

La comunità operosa è costituita da chi fa profitto. Se devo dare una definizione del mio intervento, non è un’apologia della comunità: invito a riflettere sul fatto che la comunità è stressata. Il Trentino oggi è evoluto, non c’è più la Sloi, avete modernizzato il territorio, ma non c’è dubbio che la comunità è stressata. E come se ne esce? 
La prima cosa l’ho già detta, ricordando Loris. Spero ci sia un’evoluzione delle forze sociali, che capiscano che è finito il Novecento, che non si può più fare rappresentanza con le canne d’organo del fordismo. Le rappresentanze devono cambiare, perché è cambiato il mondo dei lavori, come è cambiato il modello delle imprese. Devono cambiare perché oggi bisogna assumere la forma della piattaforma territoriale. Penso alla piattaforma territoriale del turismo trentino. Dobbiamo iniziare a pensare a costruire una rete. Penso anche alla piattaforma della manifattura, a quella agricola, che è manutenzione del territorio, senza la quale non ci sono i terrazzamenti, senza la quale c’è desertificazione. Quindi si fa turismo se si fa piattaforma digitale, manifatturiera, agricola, enogastronomica. Tutte queste piattaforme non possono però tenere se non si costruisce la piattaforma sociale, che rimanda alle forme di convivenza, al fatto che un luogo sia costruttivo, al fatto che non aumenti la dimensione delle differenze sociali, altrimenti il turismo diventa Sharm el Sheikh. 

Il turismo tiene insieme due cose, è un soggetto che fa giunture. Di che cosa? Voi del turismo siete la giuntura dell’urbano-regionale, quella roba per cui si tiene assieme e si fa turismo nei comuni polvere, piccoli e fondamentali comuni. In ogni vallata c’è una città snodo – come Cles per la Val di Non – e poi ci sono le medie città, che qui sono due, ovvero Trento e Rovereto. E chi fa giuntura? Il turismo è urbano-regionale. E quindi le giunture da che cosa sono tenute assieme? Da una coscienza di luogo. Io vengo dalla generazione della conoscenza di classe, e con Loris si ragionava su questo, dicendo che la coscienza di luogo deve essere in grado di fare giunture, e di contrastare l’incoscienza dei flussi. La cosa più semplice che dovete fare è governare i flussi dell’overtourism; poi vi dovete occupare della questione del lavoro. Bisogna mettersi in mezzo all’incoscienza dei flussi, sperando che siano temperati, con meno guerre, con una convivenza pacifica. 

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