Noi abitiamo e permettiamo di abitare una piccola parte di terre alte, attraverso la nostra rete di rifugi, che sono ben 35. Proprio perché ci rendiamo conto che le terre alte sono un laboratorio, dove si può sperimentare quello che magari a fondo valle è già iniziato. Durante il nostro ultimo congresso, abbiamo provato a chiederci se c’è un senso del limite. Noi lo abbiamo chiamato ‘capacità di carico’, perché ci siamo resi conto che spesso nel campo turistico si parla di overtourism, che però significa rendersi conto che c’è un limite e superarlo. Il termine overtourism quindi non ci piace molto. Ma forse molti non sanno qual è questo limite, e abusano di questa parola. Abbiamo provato a raccogliere le esperienze di chi ancora prima di noi ha iniziato a cercare di capire il senso del limite. Ci sono molte esperienze, e abbiamo provato a portarle nei nostri rifugi, che sono piccoli ecosistemi, molto limitati sia a livello di spazio che di risorse. Di conseguenza quando è finito lo spazio, non c’è più posto, quando è finita la risorsa, non c’è più possibilità di fare ospitalità. E star fuori da un rifugio non è certo piacevole, non è come non trovare posto in un albergo, che se ne trova un altro a poca distanza.
Con i nostri rifugi avremmo una richiesta che punta verso un livello sempre più alto. Noi cerchiamo di rimanere sempre più indietro, mettendo al centro la parola ‘sobrietà’, cercando di fermarci un po’ prima. I limiti sono chiari: se volete venire da noi l’offerta che trovate è di un certo tipo, vi diamo un’offerta esperienziale, per vivere al meglio quello che c’è fuori.