Il Consorzio Melinda è il frutto di un lungo percorso. Si parte da tanti piccoli produttori autonomi in Val di Non e in Val di Sole che hanno scelto di aggregarsi in 16 cooperative indipendenti nate negli anni Ottanta. Lì abbiamo capito che la sfida per il nostro settore era quella dell’aggregazione; sulla base di questo principio nel 1989 è nato appunto il Consorzio Melinda. Nel 1997 sono state centralizzate le vendite sotto un unico brand, e ad oggi possiamo dire che la scelta di unirci è risultata vincente, essendo leader a livello italiano nel settore dell’ortofrutta.
Melinda oggi è un consorzio di secondo livello che racchiude e rappresenta 4.000 soci che coltivano in Val di Non e in Val di Sole. Principalmente meli, ma abbiamo anche ciliegie e piccoli frutti. Abbiamo 1.300 collaboratori, per un fatturato che si aggira attorno ai 300 milioni di euro all’anno. Vi do questi numeri semplicemente per farvi capire che parliamo di una realtà che opera in simbiosi con una comunità e con un territorio.
Il nostro è un territorio unico per la coltivazione delle mele: abbiamo l’altitudine, i suoli drenanti, i microclimi variegati. Consapevoli di questa unicità ci impegniamo da sempre a tutelarla, adottando per esempio dei disciplinari di produzione rigorosi, sempre aggiornati. Abbiamo inoltre delle certificazioni che ci permettono di garantire la tutela del prodotto, della comunità e del territorio stesso. Come è stato detto anche negli interventi precedenti, l’agricoltura è anche un presidio del territorio, e permette quindi di evitare l’abbandono delle aree marginali.
La sostenibilità, per noi, è un pilastro fondamentale. Utilizziamo già da diversi anni il 100% di energia da fonti rinnovabili, e siamo sempre più attenti alla gestione della risorsa idrica, sia in campo che all’interno dei nostri stabilimenti.
Vorrei soffermarmi sull’uso del suolo in Trentino: la maggior parte è coperta da aree boscate o comunque ad alta integrità naturale. Le aree agricole coprono un 6%; se stringiamo l’occhio su Val di Non e Val di Sole si raggiunge l’8%. Anche per questo motivo investiamo da sempre in progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, inserendo per esempio delle varietà che ci permettono di ridurre i trattamenti fitosanitari, o lanciando dei progetti per valorizzare i sottoprodotti. Collaboriamo inoltre con enti del territorio e nazionali; insieme al Muse e alla Fondazione Edmund Mach monitoriamo per esempio la biodiversità all’interno dei nostri frutteti e la salute dei suoli.
Un progetto di merito risale a 15 anni fa, quando la sostenibilità era già una priorità, ma non era sicuramente in voga come lo è oggi. I nostri amministratori hanno avuto un’idea lungimirante, decidendo di utilizzare dei vuoti di cava per conservare le mele. Parliamo quindi di un frigorifero naturale a 300 metri di profondità, che ci permette in primis di risparmiare energia, e quindi di ridurre le nostre emissioni di gas a effetto serra; e inoltre di risparmiare territorio, perché conservando 40.000 tonnellate di mele qui non abbiamo necessità di costruire degli stabilimenti in superficie.
Non ci siamo fermati qui. Abbiamo cercato di ridurre il traffico sulle strade delle nostre valli e di aumentare la sicurezza sia dei nostri collaboratori che anche delle comunità. È nata così la prima funivia al mondo che trasporta mele, ad oggi pienamente operativa. Questa ci permetterà di risparmiare all’incirca 5.000 viaggi su strada, per un totale di 10.000 km, e quindi di ridurre ulteriormente le emissioni. Il progetto si è collocato al primo posto nel bando PNRR per la logistica agroalimentare e ha visto la collaborazione di un territorio per il territorio; è un’iniziativa unica al mondo, su cui noi abbiamo aspettative molto alte, non solo in termini di innovazione e sostenibilità, ma anche come possibilità di sviluppo per la comunità locale.
Nella nostra visione la sinergia tra celle ipogee e funivia può diventare un grande motore di crescita non solo per il settore agricolo, ma anche per il turismo in Val di Non, in Val di Sole e in generale in Trentino.