Con un pizzico di orgoglio posso dire che, ormai 26 anni fa, Confesercenti ha scelto di cambiare il filo del racconto del turismo in questi luoghi, cercando di identificare la montagna come un ecosistema che ha bisogno di un racconto più sofisticato, non banale, andando oltre ai numeri che ripetiamo sempre (quanti stranieri, quanti italiani, e via dicendo). È stata eletta come filo conduttore del racconto l’identità dei ruoli, che per il turismo in quest’area è un valore molto importante.
È un momento davvero particolare della vita economica e sociale, in questo paese e nel mondo. Le sfide globali che siamo costretti ad affrontare da alcuni anni ci stanno dando scenari diffusissimi da interpretare. Le scelte che dobbiamo mettere in campo hanno forti incertezze di visione. Ma sul turismo dobbiamo invertire il racconto un po’ banale che sta attraversando il nostro paese da un po’ di tempo: per essere chiari, fino a 6 anni fa non esisteva in Italia un Ministero del turismo, che era accorpato al Ministero della cultura, ancora prima a quello dell’agricoltura. Parlavamo di mele, di pere e poi di turisti. Immaginate che tipo di cultura del turismo questo paese ha avuto negli anni. Ci siamo poi limitati a misurare il turismo, cosa importante certo, ma assolutamente insufficiente. Un dato però è molto interessante: come detto ieri alla BTO di Firenze, il numero di turisti globali nel 2025 si attesterà a 1,2 miliardi di turisti globali; nel 2040 si arriverà a 2,4 miliardi; in 15 anni raddoppierà il numero dei turisti che girano il mondo. Persone che sceglieranno le destinazioni con grande attenzione. Qualche numero ci aiuta a capire come guardare utilità e problemi.
Come Confesercenti, lo dico con chiarezza, un impegno straordinario che abbiamo assunto in questi anni è quello di guardare oltre questi numeri: ecco allora che ieri è iniziata la BTO a Firenze, oggi la BITM a Trento, e poi la Borsa del Turismo Extra-Alberghiero, questo fine settimana. Come associazione abbiamo scelto con forza di presidiare il racconto del turismo, con una fotografia che riesca ad andare oltre quello che vediamo. Questo è però un luogo che ha colto i cambiamenti in atto. State ribaltando nuovamente un racconto che fino a oggi si stava focalizzando su domanda e offerta; state invertendo il cannocchiale, come detto dal direttore scientifico in apertura. State guardando nuovamente all’offerta, dopo che per vent’anni si è detto che era la domanda che aveva cambiato il rapporto con i territori; ci siamo dimenticati di riflettere su noi stessi. Qui siete stati capaci di analizzare i bisogni dei nuovi turisti: cogliendo il bisogno di una stagionalità diversa in questi luoghi è stata evitata la trappola enorme di stringere le montagne nei soli sport invernali, e qui questa sfida l’avete vinta, rispondendo a una domanda che spingeva moltissimo; e oggi andate oltre, domandandovi nuovamente qual è l’offerta che potete cogliere. E la BITM può certamente aiutare ad andare nella direzione giusta.
Poi avete deciso di affrontare la sfida di un turista nuovo, profondamente digitale, molto informato, che chiede continuamente esperienze. Ci sono due concetti che stanno attraversando il mondo del turismo: il primo è il concetto del glocal, neologismo che racconta un approccio globale al turismo con una chiave di lettura locale; e tutto il fenomeno del phygital, cioè il mondo fisico intrecciato fortemente con quello digitale. Sono i due grandi strumenti che oggi stanno sostenendo una domanda turistica che è cambiata. Il turismo della montagna è riuscito a interpretare questi cambiamenti come punti fortemente positivi. I dati di Trentino Marketing e degli altri certificano una crescita del turismo montano che stabilmente viaggia tra il 10 e il 12%, un segnale molto positivo.
Quello del lavoro è un tema focale nel mondo del turismo, e merita qualche riflessione in più. Nel comparto del turismo, a livello nazionale, il 48% delle imprese ci dice che ha problemi a reperire del personale, qualificato e non. Quando la mancanza di personale si trasferisce anche sul personale di ingresso, significa che qualcosa nel rapporto tra formazione e mondo del lavoro si è rotto. E questo segnale aumenta, in alcuni luoghi e in alcuni momenti dell’anno si sfiora il 70% di difficoltà, in particolare in montagna. È un tema concreto, che affonda però nella strumentazione che abbiamo a disposizione: oggi i contratti non sono adeguati a rispondere ai bisogni delle imprese e dei lavoratori; se qualcuno legge in questa frase un attacco alla contrattualistica del nostro paese, non sbaglia, lo è. Stiamo affrontando i cambiamenti del mondo del lavoro con dei mezzi inadeguati, la nostra cassetta degli attrezzi non va più bene. Stiamo ancora pensando alla rigidità degli orari e degli stipendi, quando oggi i giovani ci chiedono di entrare nel mondo del lavoro con una flessibilità di strumenti da tutti i punti di vista: tempi, forme, modi di lavoro, e anche dal punto di vista economico. Credo che anche da appuntamenti come quello di oggi possano partire riflessioni che ci portino nella direzione giusta per affrontare questi problemi.
Il secondo problema riguarda la redditività delle imprese; negli ultimi cinque anni c’è stato un aumento dei fatturati delle imprese del turismo dell’arco alpino del 6,8%, e in parallelo un aumento dei costi del 18%. Significa che le imprese stanno soffrendo una mancata capacità di reddito che si sta scaricando sui minori investimenti. Questo accade perché il 64% delle imprese delle aree montane sono a carattere familiare: se si guadagna meno si prova all’inizio a contenere i costi, ma poi alla fine si bloccano gli investimenti. E quindi ci si sta portando verso una minore qualità, una ridotta attenzione ai luoghi, una diminuita propensione alla riqualificazione delle strutture. Dobbiamo correggere gli strumenti che riguardano la capacità fiscale delle imprese: abbiamo qualche problema con il governo in relazione alla Legge di Bilancio, che rimarrà al 42,8 per il 2025 e al 42,7 per il 2026; quindi non aspettiamoci interventi sulla vera questione fiscale. Ma lì sta la questione: o agiamo sulla leva fiscale per portare redditività sulle imprese, stimolando gli investimenti, o rimarrà questa spirale verso il basso.
Poi abbiamo il problema legato all’inverno demografico. In Trentino abbiamo un problema di spopolamento, con il 5,3% della popolazione che negli ultimi 10 anni ha abbandonato le montagne, complice la mancanza di servizi. Poi a livello nazionale abbiamo un problema con l’età degli imprenditori nel turismo, con una media di 52,2 anni. Un po’ troppi. Parliamo di imprenditori che non sono nativi digitali, e che per esempio non sono portati quanto i giovani alla sostenibilità.
Viste le luci e le ombre, pur sempre in una regione in cui il settore del turismo corre e cresce, concludo dicendo che il settore deve trovare una nuova dimensione, deve guardare ai grandi fenomeni globali, alle scelte che stanno facendo altri paesi, ma deve anche tornare – a livello locale e a livello nazionale – a mettere al centro le identità locali. Non è una captatio benevolentiae con il titolo dell’edizione: come Confesercenti ci crediamo davvero.