La cosa più importante che mi sento di dire è che nelle nostre riunioni sindacalisti e rappresentanti dei datori di lavoro si sono trovati quasi sempre d’accordo sulle cose da dire e su quelle da fare. E questo ha anche una portata simbolica, in un mondo dove le divisioni paiono esaurire la nostra esistenza; in realtà forse ci dimentichiamo delle tante cose che invece ci trovano sempre d’accordo, e sulle quali dovremmo più spesso puntare, anche per ottenere dei miglioramenti.
Io devo ringraziare molto tutti i relatori. Mi perdonino gli altri, ma voglio sottolineare in particolare l’effetto impressionante che mi ha fatto la relazione del dottor Geria. Perché nell’immagine di chi non conosce questo mondo, il consulente del lavoro è un tecnico che aiuta i propri clienti a non commettere errori, a non subire sanzioni, a gestire meglio il suo denaro. Mentre invece oggi la relazione che abbiamo ascoltato dimostra che il consulente del lavoro fa cultura della nostra società, perché esprime visioni sulle opzioni possibili che ci si presentano.
Nei nostri direttivi, quasi inconsapevolmente, abbiamo fatto alcuni ragionamenti che si avvicinano a quelli che ha fatto il dottor Geria. Quando abbiamo visto, ad esempio, che erogavamo servizi solo a vantaggio di persone che si trovavano in difficoltà, o a persone che sono all’interno di una famiglia e che devono comprare la prima casa. Ci siamo però detti che esistono anche i ventitreenni, che anche loro pagano una quota che va nell’ente bilaterale, e quindi possiamo provare a pensare a qualcosa anche per loro.
In ogni nostra piccola scelta, anche in questi organismi tecnici, esprimiamo una visione del mondo e della società. E la relazione che mi ha preceduto lo ha spiegato in maniera chiarissima, e fare cultura è anche dire che le cose esistono. Il dottor Geria ha citato un insieme di misure che probabilmente non solo i datori di lavoro e i lavoratori non conoscono, ma che non conoscono neanche alcuni dei suoi colleghi. Io faccio l’avvocato, e so che in tutti i lavori c’è chi applica una routinarietà abbastanza ottusa. Bisogna innanzitutto far sapere a tutti che gli strumenti esistono.
Torno ora al tema che mi è stato assegnato, perché è utile che i consulenti sappiano quali sono i contributi che con il nostro piccolo ente bilaterale eroghiamo. C’è un limite massimo di erogazione di 250 euro all’anno per ogni singolo lavoratore che faccia richiesta dei nostri contributi; quest’anno abbiamo introdotto il contributo per attività sportive e benessere psicofisico e il buono conciliazione vita-lavoro. Come dicevo, inconsapevolmente abbiamo cercato di rispondere alle esigenze di ogni fascia di età, con contributi per attività ludiche, e ovviamente tese al benessere. Quindi abbonamenti per attività sportive, ma anche per ginnastica posturale, o ancora, per percorsi psicologici o psicoterapeutici.
Quanto al buono di conciliazione vita-lavoro, abbiamo deciso di dare un rimborso per i servizi di accudimento e assistenza di figli minori fino ai 14 anni, o per prendersi cura dei genitori anziani e non e/o non più pienamente autosufficienti.
Negli statuti dell’ente bilaterale si dice che lo scopo principale dovrebbe essere quello di erogare formazione e qualificazione. Mi sembra una cosa positiva che invece gli strumenti che eroghiamo si riferiscano più alla persona che strettamente al lavoratore; eroghiamo comunque anche corsi di lingue, corsi che mirano a incrementare competenze specifiche.
Questi altri contributi riguardano più il lavoratore come persona, e dunque le sue esigenze oltre l’orario di lavoro. E poi invece ci sono i contributi che abbiamo erogato anche negli scorsi anni, che ovviamente sono stati confermati. Penso al contributo per i figli con disabilità, figli che non percepiscono reddito di lavoro superiore a 2.800 euro all’anno. Questo contributo è uno di quelli che superano il limite economico generale che ho citato prima.
E poi c’è il contributo per le spese notarili per l’acquisto della prima casa, che è riconosciuto tradizionalmente dal nostro ente e da tanti altri enti bilaterali. Ascoltando la relazione di chi mi ha preceduto ho pensato che anche questo è frutto di un pregiudizio. Se vuoi comprare la casa ti aiutiamo, ma se vai in affitto no. Anche questo è un pregiudizio culturale, no? Oppure si potrebbe anche ragionare sul fatto che alcuni di questi contributi sono legati strettamente all’idea di famiglia. Ma c’è anche chi vive da solo e che contribuisce con il suo lavoro, con le sue energie, con le sue risorse al benessere della società, e forse dovrebbe essere più considerato,
E poi abbiamo i tradizionali contributi che abbiamo sempre erogato, quelli per le protesi ortopediche e per le lenti; e poi i contributi relativi agli interventi che l’ente svolge a favore dei lavoratori che decidono di prolungare, dopo il periodo previsto dal contratto, l’assenza per malattia o per infortunio, o che decidono di prolungare l’aspettativa nel caso di astensione del lavoro nel caso di maternità.