Come Aster abbiamo sviluppato un sistema di bilateralità che consente una copertura a oltre 75.000 dipendenti. C’è molta richiesta, perché le criticità della sanità pubblica portano i lavoratori del comparto Confesercenti a rivolgersi al fondo dell’assistenza sanitaria. Questo significa, come sottolineato prima da Elvira Massimiano, aumentare le prestazioni. Ci siamo attivati anche per i familiari, abbiamo iniziato quest’anno con i figli, e lo abbiamo fatto attraverso la contrattazione, aumentando la quota prevista per l’assistenza sanitaria integrativa. Lo abbiamo fatto nel rinnovo dei contratti del 2024.
La domanda è notevole e questo vuol dire che dovremmo sviluppare un ruolo diverso. Noi diamo un forte contributo alla sanità pubblica, e avremmo quindi la necessità di avere da parte del Ministero un occhio di riguardo sia sulla defiscalizzazione, in parte arrivata sulla contrattazione, sia sul lato delle agevolazioni sul sistema di assistenza sanitaria integrativa.
Inoltre, come si è già accennato, ci troviamo di fronte a un problema che ormai sta attanagliando anche il sistema di assistenza sanitaria, quel dumping contrattuale che sviluppa un’assistenza sanitaria che non dà risposte, ma che preleva comunque somme ai lavoratori. Ecco perché noi agiamo sul nostro sistema, che tra l’altro è avanzato, che, come è stato già detto, oltre all’assistenza sanitaria guarda anche con molto interesse alla previdenza complementare.
Al centro di tutto c’è il contratto: il presidente dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro prima parlava di persone. Le persone sono al centro dell’impresa, e il contratto è quella forma di assistenza che dà soddisfazione all’impresa per il profitto, ma che deve dare un adeguato salario ai lavoratori. Per questo puntiamo molto sul sistema bilaterale, che riteniamo essere la terza gamba del benessere che possiamo portare alle lavoratrici e ai lavoratori del settore.
Parlando di welfare aziendale, tutto dipende da come lo sviluppiamo. Molte imprese stanno immaginando di erogare attraverso questo sistema in modo unilaterale, a questo non aiuta la contrattazione, non aiuta la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al sistema di impresa. Spesso ci troviamo al tavolo di imprese che ragionano in questo modo “io sono il datore di lavoro, io decido, io erogo e decido io a chi”. Attraverso il rapporto con i consulenti, che sono l’arbitro in questa situazione, riusciamo a bilanciare un rapporto di equità che è dovuto, perché il sistema di impresa regge se c’è il fattore umano, che passa attraverso il benessere.
Ecco perché, come si diceva prima, abbiamo rinnovato questi contratti anche con delle innovazioni, che però partono da un presupposto politico. Quale? Quello per cui bisogna rinnovare i contratti nei tempi dovuti e bisogna immaginare un salario che vada a recuperare rispetto all’inflazione: la tenuta dei salari in Italia, purtroppo, rispetto al resto d’Europa si abbatte del 30%, con un elemento di concorrenza che ormai è trasversale, quello della pirateria contrattuale. Questo è un elemento che possiamo superare solo quando decidiamo una volta e per tutte di misurarci, a partire dagli articoli 36 e 39 della Costituzione.
Quando si rinnovano i contratti, la competitività non regolare dei contratti pirata è inevitabilmente sul tavolo, generata spesso dalle stesse imprese, attraverso il modello del franchising. Questo è un tema, abbiamo imprese importanti con marchi importanti che rivendicano un’equità da questo punto di vista; però poi negli scambi commerciali rilasciano il marchio a chi applica il contratto pirata.
Abbiamo le necessità di rinnovare i contratti nei tempi dovuti, di immaginare come fare attrattività con la contrattazione di secondo livello, perché quella territoriale in Italia non si è sviluppata. Qui, in Trentino, qualcosa c’è, ma è una specificità territoriale che non deve essere vista come una flessibilità non regolare. Dico però: attenzione alle flessibilità selvagge, perché le buone flessibilità fanno bene alle imprese e ai lavoratori, mentre quelle selvagge portano problemi, poiché spesso si scambia l’esigenza dell’impresa e del territorio con le deroghe. Le quali possono essere devastanti se non applicate bene.
In questo settore si è scioperato con un’adesione importante, i lavoratori si sono conquistati questo rinnovo contrattuale (e chi vi parla ha rinnovato il contratto del terziario, come anticipato da Massimiano, non senza difficoltà). Dobbiamo puntare a un contratto unico, perché c’è la frammentazione delle associazioni datoriali; e avere sul tavolo un’unicità contrattuale tra FederDistribuzione, Confesercenti e Confcommercio non è semplice.
Quali sono le novità che abbiamo portato? Per prima cosa è stato messo al centro il lavoro povero. Un principio l’abbiamo dato con le clausole elastiche, alzando l’asticella da 120 a 155 euro all’anno; abbiamo poi portato il minimo contrattuale in Confcommercio e in Confesercenti a 20 ore. Sono dei piccoli passi per far comprendere la situazione di difficoltà a quelle imprese che ormai vivono solo di rapporti di lavoro part-time e di lavoro flessibile. C’è uno sciopero non dichiarato, quello dei giovani. Nei nostri settori c’è un’assenza di manodopera spaventosa, che si è diffusa anche al sud.
Abbiamo delle difficoltà. Pensiamo agli imprenditori che non trovano personale. La domanda è: continuiamo a immaginare flessibilità su flessibilità non pagate? A immaginare part-time involontari? Ecco perché diciamo: contratti rinnovati nei tempi dovuti, flessibilità pagate e possibilmente percorsi di classificazione che guardano al futuro, alla crescita dei dipendenti. In questo settore la permanenza in azienda, soprattutto al nord, è molto bassa. Questo è un tema, e per questo puntiamo a migliorare il contratto, sapendo che dobbiamo camminare di pari passo con le persone.
La bilateralità sta dando grandi segnali di maturità contrattuale tra le parti. I nostri enti bilaterali stanno sviluppando progetti di formazione collegati ai sistemi di impresa, stanno discutendo di come possiamo adeguare l’intelligenza artificiale al modello produttivo, stanno dando una risposta alla previdenza complementare: le agevolazioni previste dalla previdenza complementare consentono ai lavoratori di accedere con maggiore facilità al proprio TFR. Però tutto questo non serve se non troviamo un modello contrattuale adeguato.
Probabilmente dobbiamo sviluppare un modello diverso da quello attuale, perché la contrattazione di secondo livello territoriale non è decollata. La si immagina come un elemento di flessibilità e di prossimità; noi la immaginiamo quale elemento aggiuntivo al contratto nazionale, che resta per noi il primo pilastro, che deve essere accompagnato da una buona contrattazione aziendale. E lì vogliamo giocare un ruolo importante nella produttività d’impresa, e per questo riteniamo che la contrattazione debba avere una riforma che purtroppo tarda a venire. Un po’ per volontà delle associazioni datoriali, ma soprattutto per la mancanza di assistenza della terza gamba, quella istituzionale, che però in questo periodo sta muovendo qualcosa. La defiscalizzazione dei rinnovi contrattuali può darci un aiuto.
Insieme alle controparti abbiamo già verificato come poter utilizzare quella defiscalizzazione sulle ultime quote di salario, che sono pari a 105 euro nell’arco del 2026. Potrebbe essere utile anche a sviluppare una contrattazione aziendale con maggiore salario, perché a oggi abbiamo diversi problemi: abbiamo per esempio le imprese multinazionali, a partire da quelle francesi, che vanno via dall’Italia (Auchan è andata via, ci sono difficoltà con Carrefour e Adeo). Quindi l’impresa italiana sta iniziando a ricoprire come una volta tutto il territorio, e parlo sia della grande distribuzione che del commercio di vicinato. Questo significa che dobbiamo sviluppare una contrattazione aziendale e territoriale adeguata ai tempi. Negozi aperti 7 giorni su 7 Troviamo giovani disponibili a lavorare per 800-900 euro al mese su 7 giorni, lavorando anche a Ferragosto e a Natale? Il sistema delle aperture non più controllate, il sistema della liberalizzazione degli orari, consente di trovare manodopera? La risposta è avere un’organizzazione del lavoro che dia ai giovani la possibilità di trovare un equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro, che non guardi solo alla produttività. Dobbiamo trovare un equilibrio tra i due elementi perché, se immaginiamo una produttività con meno braccia, non troveremo mai la risposta adeguata. Dobbiamo poi trovare una formula che dia risposta all’inflazione. Questo sapendo che l’IPCA ha fallito: è l’unico elemento che abbiamo sul tavolo, ma non viene mai rispettato. Noi non riusciamo a coprire tutto con i rinnovi contrattuali, perché la contrattazione territoriale non decolla.
Oggi parliamo di turismo, commercio e servizi. Gli alberghi non stanno attraversando un momento di crisi, a differenza del terziario, tant’è che nel terziario abbiamo avuto un aumento di 240 euro al quarto livello e 700 euro di arretrati. Il terziario deve anche comprare le merci per venderle, con 9 anni di vigenza contrattuale. Nel turismo, con 11 anni di vigenza contrattuale, abbiamo avuto solo 200 euro di aumento. Mi sembra però che le camere siano andate oltre quelle cifre. Una camera a Milano è passata da 150 a 400 euro in un anno. La camera è quella.
E allora bisogna fare dei distinguo, distinguiamo cosa è il servizio e che cos’è la formula alberghiera. C’è la ristorazione commerciale che avanza e guadagna, e c’è la ristorazione in appalto che ha serie difficoltà. Parliamo dei turismi in generale, ma vanno segmentati: non posso immaginare un’impresa di ristorazione in appalto come le mense aziendali, similare alla ristorazione commerciale. Ho avuto difficoltà a trovare una camera a Torino in questa settimana, non c’era posto, con prezzi che arrivavano a 1.000 euro. Non mi sembra che i rinnovi contrattuali abbiano rispecchiato la stessa cifra, in equilibrio ovviamente.
Quindi c’è un tema, quello del rilancio della produttività. Come fare in modo che l’impresa che guadagna distribuisca risorse ai propri dipendenti? Per questo parlavo di contrattazione territoriale di secondo livello, perché il primo livello contrattuale non dà risposta a questo. Il settore degli alberghi non è in crisi, anzi, e credo debba dare ancora molte risposte alle lavoratrici e ai lavoratori. Il terziario, quello del commercio, non il terziario in generale, è invece in crisi perché le guerre stanno creando problemi per le forniture. Nel caso degli alberghi questo non sta accadendo.